Normativa europea sugli imballaggi per il monouso della ristorazione
Che cosa può arrivare sul tavolo di un ospite lo decidono due norme europee: la direttiva sulla plastica monouso, in vigore in tutti gli Stati membri dal 2021, e il regolamento imballaggi PPWR, applicabile dal 12 agosto 2026. In Italia si aggiungono il D.Lgs. 196/2021, che recepisce la direttiva con una deroga tutta italiana per il compostabile, l'imposta sul consumo dei manufatti in plastica monouso — rinviata al 1° gennaio 2027 — e il contributo ambientale CONAI sugli imballaggi. Conta sempre il mercato in cui si vende, non il paese in cui si è prodotto. Questa pagina mette in ordine che cosa significa tutto questo quando compri monouso personalizzato.
Conta il mercato, non l'origine
È il punto che viene frainteso più spesso. Un tovagliolo stampato in Turchia e uno stampato in Veneto sono soggetti esattamente agli stessi obblighi nel momento in cui stanno su un tavolo in Italia. Comprare fuori dall'Unione non crea un'eccezione e non aggiunge una barriera. Contano la composizione del prodotto, quello che se ne afferma e il mercato in cui viene messo a disposizione.
La deroga italiana sul compostabile — e perché è contestata
Qui l'Italia si stacca dal resto d'Europa. Il D.Lgs. 196/2021, in vigore dal 14 gennaio 2022, vieta l'immissione sul mercato di posate, piatti, cannucce e agitatori in plastica monouso, ma esclude dal divieto i prodotti realizzati in materiale biodegradabile e compostabile certificato UNI EN 13432 o UNI EN 14995, con una quota di materia prima rinnovabile pari almeno al 40 per cento e, dal 1° gennaio 2024, almeno al 60 per cento, nei casi in cui non sia possibile usare alternative riutilizzabili. In pratica: in Italia una posata in bioplastica compostabile certificata può ancora stare sul tavolo, mentre in Spagna, in Germania e nei Paesi Bassi no. La Commissione ha contestato questa scelta e l'Italia è esposta a una procedura di infrazione. Il punto pratico per chi compra è semplice: la deroga esiste oggi, ma poggia su un contenzioso aperto, e una decisione di acquisto pluriennale su un'eccezione contestata è una scommessa. Legno, bambù e carta non entrano nel divieto in nessuna versione della norma, quindi non dipendono da come finirà.
L'imposta sulla plastica monouso c'è, ma non è ancora in vigore
La cosiddetta plastic tax italiana è un'imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego (MACSI): 0,45 euro per chilogrammo di plastica vergine. È stata introdotta con la legge di bilancio 2020 e da allora rinviata otto volte; la legge di bilancio 2026 ha spostato la decorrenza al 1° gennaio 2027. Sono tenuti al pagamento i produttori italiani e gli importatori da paesi UE ed extra UE. Vale la pena leggerla insieme al contributo CONAI, perché sugli imballaggi in plastica le due voci si sovrappongono e per lo stesso materiale si finisce per pagare due volte. Legno, bambù e carta restano fuori dall'imposta, che colpisce la plastica in quanto tale.
Chiedi la composizione strato per strato, non l'etichetta
Sia l'imposta sia la valutazione di riciclabilità del PPWR si calcolano su quanta plastica c'è davvero e in quale strato, quindi la domanda giusta a un fornitore non è se il prodotto è sostenibile ma di che cosa è fatto ogni strato. Nell'astuccio di una salvietta convivono carta, alluminio e adesivo, e la proporzione esatta decide sia il conto sia la valutazione. Noi mettiamo per iscritto la composizione del tessuto e dell'astuccio quando ci viene chiesta, e consigliamo di pretendere lo stesso da qualsiasi fornitore: il dato che ti serve per la tua dichiarazione sta nella scheda tecnica, non nell'aggettivo del catalogo.
Direttiva sulla plastica monouso (2019/904) e D.Lgs. 196/2021
La direttiva è in vigore da luglio 2021 e l'Italia la recepisce con il D.Lgs. 196/2021, applicabile dal 14 gennaio 2022. È vietata l'immissione sul mercato di posate, piatti, cannucce e agitatori in plastica monouso, dei bastoncini cotonati e dei contenitori per alimenti e bevande in polistirene espanso, oltre che di ogni prodotto in plastica oxo-degradabile. Le posate in bambù e in legno, le cannucce in bambù e i prodotti a base di carta non rientrano in questi divieti. Diversi Stati membri sono andati oltre il minimo europeo e l'Italia, con la deroga sul compostabile, è andata in direzione opposta: guarda sempre il mercato concreto in cui vendi, non solo la direttiva.
Salviette umidificate: marcatura in italiano
L'allegato D della stessa direttiva impone che le salviette umidificate contenenti plastica riportino un'indicazione visibile di questo fatto, nella lingua del paese in cui vengono vendute. Per il mercato italiano significa marcatura in italiano sull'astuccio. La marcatura deve occupare una quota fissa della superficie e seguire la forma prescritta; le confezioni molto piccole sono esentate. Se il tessuto non contiene plastica l'obbligo decade, ma non darlo per scontato finché non hai la composizione per iscritto dal tuo fornitore.
Regolamento imballaggi PPWR (2025/40)
Applicabile dal 12 agosto 2026, senza periodo transitorio. Sostituisce la precedente direttiva sugli imballaggi e, essendo un regolamento, si applica direttamente in ogni Stato membro: non si aspetta un recepimento nazionale. Fissa requisiti di riciclabilità per tutti gli imballaggi, limita alcuni formati monouso nella ristorazione e restringe quello che si può affermare su una confezione. Gli articoli imbustati singolarmente che vengono consegnati in un bar o in un ristorante rientrano in pieno nel suo campo di applicazione.
Calendario
Le affermazioni ambientali devono essere dimostrabili
Parole come compostabile, biodegradabile o senza plastica sono regolamentate, non sono decorazione. Un'affermazione di compostabilità dovrebbe citare la norma su cui si regge — UNI EN 13432 per il compostaggio industriale — ed essere sostenuta da documenti che puoi esibire se te li chiedono. In Italia questo pesa più che altrove, perché la deroga nazionale si applica solo ai prodotti effettivamente certificati: un articolo venduto come compostabile senza certificato non è coperto da nessuna eccezione, è semplicemente vietato. Chiedi al tuo fornitore il certificato invece dell'aggettivo e conservalo insieme all'ordine.
Italia: contributo ambientale CONAI
Chi immette imballaggi sul mercato italiano rientra nel sistema CONAI. Il punto che riguarda direttamente un acquisto dall'estero è questo: chi importa merci imballate acquista anche gli imballaggi che le contengono e per questo viene equiparato a un produttore, quindi è tenuto a dichiarare e versare il contributo ambientale CONAI sui quantitativi importati, sia da paesi UE sia da paesi extra UE. Il contributo si calcola per materiale e per fascia; per gli imballaggi in plastica i valori sono in fase di rimodulazione dal luglio 2026. Esistono una procedura ordinaria, alcune procedure semplificate e una forfetaria per le piccole imprese. L'obbligo ricade su chi immette la merce sul mercato italiano: chiarisci prima della prima spedizione chi assume quel ruolo e con quale procedura dichiara. È una questione contrattuale, non un adempimento tecnico da rimandare.
Questa pagina ha scopo informativo e non costituisce un parere legale né fiscale. I requisiti cambiano da uno Stato membro all'altro e continuano a evolvere; la deroga italiana sul compostabile è oggetto di contestazione da parte della Commissione, la decorrenza dell'imposta sui MACSI è stata rinviata più volte e i valori del contributo CONAI vengono aggiornati periodicamente. Vincolanti sono soltanto i testi pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea e nella Gazzetta Ufficiale italiana, le circolari dell'Agenzia delle Dogane e le guide ufficiali del CONAI in vigore alla data della fornitura.
Parliamo di quali prodotti vanno cambiati e quando, delle quantità minime d'ordine e dei tempi di produzione. Pianificare prima della stagione costa meno ed è più tranquillo che cambiare all'ultimo momento.






